2026. ACCADDE IERI: NOTIZIE FLASH
Dal 1 gennaio 2024 questa sezione del sito fornisce una visione d’insieme delle notizie e dei fatti accaduti in tema di affitti brevi e iperturismo. La sezione, a cura di GRoRAB, si basa sulla sintesi accurata degli articoli giornalmente pubblicati dai principali quotidiani.
- D. Aquaro, C. Dell’Oste, “Grandi città e centri minori, quanto rende l’affitto breve”. L’affitto breve può garantire rendimenti superiori al 6% lordo, ma la convenienza dipende sempre più da fisco, valore degli immobili e regolazione locale. La legge di Bilancio 2024 ha confermato la cedolare secca al 21% sul primo alloggio e l’innalzamento al 26% dal secondo, riducendo la redditività per chi possiede più immobili. Nelle grandi città gli incassi sono più elevati grazie a tassi di occupazione alti, ma i prezzi di acquisto comprimono i rendimenti percentuali. A Roma viene indicato un tasso di occupazione del 62%, con incassi lordi annui intorno ai 19 mila euro, che si traducono in una redditività netta più contenuta una volta considerate spese e imposte. Nei centri minori la redditività netta può superare il 4% e in alcuni casi risultare migliore rispetto alle città. Il fattore decisivo è il minor valore degli immobili, che consente rendimenti più alti anche con ricavi più bassi. Secondo l’analisi, solo il 2,5% dei proprietari supera la soglia dei due alloggi, sia nelle località di mare sia in montagna. L’articolo richiama le posizioni dell’Aigab, che segnala come l’inasprimento fiscale e l’incertezza normativa stiano spingendo molti operatori a ridimensionare l’offerta, concentrandosi su un solo immobile o valutando il passaggio ad altre forme di locazione. L’associazione evidenzia inoltre il peso crescente delle regole comunali, soprattutto nelle grandi città, dove limiti e restrizioni aumentano il rischio per i proprietari. A Roma si sta studiando un nuovo regolamento per limitare gli affitti brevi soprattutto in zone in cui il mercato è già saturo. Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2026
- M. Ceriotti, L. Pigorini, “Ancora troppi dubbi per chi apre la partita Iva”. Il testo evidenzia le incertezze applicative che restano per chi svolge affitti brevi in forma imprenditoriale, nonostante gli interventi normativi più recenti introdotti con la legge di Bilancio. Uno dei principali nodi riguarda il conteggio delle stanze locate quando fanno parte di un unico appartamento: non è chiaro se vadano considerate singolarmente o come un’unica unità ai fini fiscali. La riduzione da cinque a tre unità immobiliari come soglia oltre la quale scatta l’attività d’impresa, introdotta dalla legge, ha infatti generato nuovi dubbi interpretativi che richiedono chiarimenti ufficiali. Secondo l’impostazione descritta, la destinazione dell’immobile è centrale: la presunzione legale di esercizio d’impresa non dipende solo dal numero di immobili, ma anche dall’organizzazione dell’attività. Tuttavia restano incertezze su come qualificare i casi di locazione parziale e su come valutare l’autonomia delle singole porzioni dell’immobile. Un altro punto critico riguarda la scelta del regime fiscale. Se si rientra nel regime forfettario, l’attività di affitto breve viene trattata come attività d’impresa, con l’obbligo di emettere fattura e senza possibilità di applicare la cedolare secca. Il regime forfettario non evita quindi gli adempimenti tipici dell’attività ordinaria. L’articolo sottolinea inoltre che nel computo delle unità non rientrano solo gli immobili locati a fini turistici, ma anche quelli concessi in comodato o a uso abitativo ordinario, con effetti rilevanti sul superamento delle soglie. In conclusione, il quadro che emerge è quello di una disciplina ancora frammentata e poco chiara, nella quale l’assenza di indicazioni ufficiali su casi pratici fondamentali continua a creare incertezza per i contribuenti che aprono la partita Iva. Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2026
- P. Dezza, “Investimento redditizio solo con un certo profilo finanziario”. Roma post Giubileo e Milano in fase Olimpiadi vengono indicati come casi emblematici di un mercato degli affitti brevi che sta entrando in una fase diversa rispetto al passato. L’analisi segnala un cambiamento di scenario: i segnali più recenti mostrano che le valutazioni degli investimenti non possono più essere generalizzate e richiedono analisi caso per caso. Il contesto macroeconomico pesa in modo determinante. Con i tassi di interesse intorno al 4%, la leva finanziaria non garantisce più i rendimenti di un tempo: in molte situazioni il ritorno dell’affitto non remunera adeguatamente il capitale investito, soprattutto nelle città dove i prezzi al metro quadro sono cresciuti in modo consistente. Secondo gli esperti citati, le locazioni brevi possono avere ancora senso solo in contesti specifici. Nelle grandi città, dove il tasso di occupazione supera il 50-70%, l’investimento resta più giustificabile, mentre nelle località turistiche minori, caratterizzate da forte stagionalità, l’orizzonte temporale deve necessariamente allungarsi. La valutazione dell’investimento deve considerare non solo il patrimonio immobiliare, ma soprattutto il profilo finanziario dell’operazione. nei casi di proprietà ereditate, può risultare più conveniente vendere l’immobile o attendere un periodo per verificare se i ricavi siano effettivamente sufficienti almeno a coprire spese di gestione e manutenzione. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal quadro normativo e politico, che ha ridotto l’offerta sul mercato e creato un clima fortemente disincentivante. A ciò si aggiungono la scarsa tutela della proprietà e una domanda diventata più debole, fattori che incidono sulla redditività complessiva. In conclusione, l’affitto breve mantiene una funzione strutturale in alcune aree, integrando l’offerta alberghiera nelle città, ma perde attrattività come investimento generalizzato e risulta adatto solo a chi dispone di un profilo finanziario solido e di una strategia attentamente calibrata. Il Sole 24 Ore, 9 febbraio 2026
- V. Costantini, «Ho iniziato nel 2011, ma l’overtourism e il caos sono stati devastanti: ora scelgo locazioni lunghe». La titolare di un’abitazione a Trastevere racconta di aver iniziato ad affittare ai turisti nel 2011, in una fase in cui il settore era ancora poco diffuso e l’attività risultava gestibile. Con il passare degli anni, però, l’aumento del turismo ha trasformato profondamente il quartiere e il modo di fare accoglienza. Trastevere è diventato sempre più affollato, con un continuo via vai di persone e una pressione crescente sul territorio. La clientela è cambiata: da turisti interessati a un’esperienza più autentica si è passati a ospiti sempre più esigenti, con richieste simili a quelle di un albergo, senza però i servizi strutturati che un hotel può offrire. Questo ha reso il lavoro più complicato, aumentando lo stress e la necessità di essere sempre disponibili. Anche la concorrenza è cresciuta in modo significativo, rendendo il settore più affollato e meno sostenibile. Nel tempo sono aumentate anche le regole e gli adempimenti burocratici, rendendo la gestione degli affitti turistici più onerosa. Secondo l’intervistata, l’overtourism ha avuto effetti negativi sia sulla qualità della vita di chi vive nel quartiere sia sull’attività stessa, che ha perso equilibrio. Alla luce di questi cambiamenti, la proprietaria ha deciso di abbandonare gli affitti brevi e di orientarsi verso le locazioni lunghe, ritenute più compatibili con una vita quotidiana normale e con un rapporto più stabile e sereno con chi abita la casa. Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
- R. Fr., “B&B, partita la grande retromarcia. Il 50% dei proprietari si è pentito”. Dopo l’Anno Santo, molti proprietari di B&B stanno facendo marcia indietro e riportano gli immobili sul mercato degli affitti tradizionali. Le aspettative legate al Giubileo avevano spinto numerosi proprietari a convertire le abitazioni in strutture ricettive, puntando su un forte aumento dei flussi turistici e su guadagni elevati. Tuttavia, i risultati economici si sono rivelati inferiori alle previsioni. La gestione dei B&B è stata più complessa del previsto, con costi elevati, maggiore impegno operativo e un’organizzazione spesso difficile da sostenere nel tempo. I flussi turistici non sono stati costanti e questo ha reso complicato garantire entrate stabili. Molti proprietari hanno quindi rivalutato la scelta iniziale, riconoscendo che il rendimento non ha compensato le difficoltà. Secondo le stime riportate, circa il 50% dei proprietari si sarebbe “pentito” della conversione degli immobili, scegliendo di tornare agli affitti residenziali. Il fenomeno segna una sorta di inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, in cui il mercato dei B&B appariva più conveniente e attraente, e mette in luce il divario tra le aspettative legate al turismo e la reale sostenibilità economica dell’attività. Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
- R. Fr.,”I controlli. Il bilancio del 2025: 200 attività fantasma e 800 con irregolarità”. I controlli effettuati sui B&B hanno portato alla luce numerose irregolarità. Il bilancio del 2025 parla di circa 200 attività risultate inesistenti e di oltre 800 strutture con problemi amministrativi o gestionali. Le verifiche hanno riguardato soprattutto il rispetto delle regole, le autorizzazioni e la corretta registrazione delle attività. Le ispezioni hanno evidenziato una situazione diffusa di mancato adeguamento alle norme, confermando la necessità di controlli più stringenti sul settore. Il Corriere della Sera, 4 febbraio 2026
- G. Valenza, “Turismo, sport e spettacoli. Dai grandi eventi a Roma un volano da 13 miliardi”. Si è tenuto in Campidoglio il convegno “Roma città dei grandi eventi”, che ha fotografato una fase di trasformazione della Capitale, in cui turismo, sport e spettacoli vengono indicati come leve strutturali per la crescita economica e per il riposizionamento internazionale della città. Il valore complessivo generato dai grandi eventi viene stimato in 13 miliardi di euro, con ricadute su occupazione, investimenti e sistema produttivo. Il sindaco Roberto Gualtieri definisce i grandi eventi una «leva straordinaria per la crescita economica», sottolineando la necessità di superare una logica di rendita e rafforzare l’immagine di una Roma capitale viva, attrattiva per giovani, imprese e nuovi investitori. In questa prospettiva viene richiamato il progetto di un Dome da 20 mila posti, una struttura polifunzionale destinata a ospitare grandi eventi sportivi e spettacoli. L’assessore al Turismo, Sport e Grandi Eventi Alessandro Onorato collega i risultati ottenuti a una strategia di lungo periodo. Le presenze turistiche hanno superato 49 milioni nel 2023, 51 milioni nel 2024 e sono stimate in quasi 53 milioni nel 2025, anno del Giubileo. «Non sono numeri casuali», spiega Onorato, ma il risultato di una programmazione che punta a prolungare gli effetti positivi anche oltre il 2025.Tra il 2022 e il 2024 i grandi concerti realizzati a Roma hanno prodotto un giro d’affari complessivo di 2,52 miliardi di euro a livello nazionale, di cui 1,08 miliardi nella Capitale. Nello stesso periodo la permanenza media dei visitatori è cresciuta da 2,3 a 4,1 giorni, mentre l’occupazione nel settore registra un incremento medio annuo del 5,5 per cento. L’offerta ricettiva si rafforza con 97 alberghi a cinque stelle. Viene riportato il confronto istituzionale che si è svolto in Campidoglio, con gli interventi dell’assessore allo Sport Diego Nepi Molineris, del prefetto di Roma Lamberto Giannini, del sovrintendente del Teatro dell’Opera Francesco Giambrone e del presidente della Camera di Commercio Lorenzo Tagliavanti. Al centro del dibattito, la necessità di dotare la Capitale di infrastrutture adeguate per i grandi eventi, a partire dal tema degli stadi e delle arene sportive, e di rafforzare il legame tra sport, cultura e sviluppo urbano. Viene sottolineata l’importanza di una programmazione di lungo periodo, capace di sostenere la crescita del turismo e di migliorare l’immagine internazionale di Roma, anche grazie al contributo delle istituzioni culturali e del sistema economico cittadino. Il Messaggero, 30 gennaio 2026
- Dam. Ver., “Si punta a 100 milioni di turisti. Ma dove andranno a dormire?”. Intervista a Federico Traldi, presidente di Albaa – l’associazione che tutela b&b, case vacanza e affittacamere di Roma e del Lazio – sull’aumento dei flussi turistici a Roma,sulla regolamentazione e sulle difficoltà strutturali del sistema di accoglienza. Traldi sostiene che l’obiettivo dei 100 milioni di turisti solleva una domanda centrale: dove dormiranno, se gli alberghi non bastano? E sottolinea che il turismo è in crescita e genera ricadute economiche diffuse, perché i visitatori utilizzano i trasporti pubblici, frequentano cinema, teatri e attività commerciali. Roma, però, non dispone di un numero sufficiente di posti letto alberghieri, soprattutto per una domanda di fascia media che non può permettersi strutture costose. Sul tema della regolamentazione dell’extralberghiero, Traldi critica l’idea di porre limiti alle abitazioni o di ridurre indiscriminatamente questo tipo di offerta, ritenendo che ciò non risolva né il problema dell’abitare né quello dell’accoglienza. A suo avviso serve una nuova regolamentazione che distingua tra le diverse tipologie di affitti, separando l’uso abitativo da quello turistico, e che preveda regole differenziate e mirate, anche con limitazioni circoscritte a determinate aree, invece di divieti generalizzati. L’articolo evidenzia infine come la questione non riguardi solo il centro storico, ma l’intera città, comprese le periferie, che dovrebbero essere meglio collegate e integrate in una strategia complessiva capace di sostenere l’aumento dei turisti senza interventi parziali o emergenziali. Il Tempo, 30 gennaio 2026
- Gi.L., “Affitti brevi verso altre limitazioni: anche Roma adesso studia la stretta”. Anche Roma si avvia verso una possibile regolamentazione più rigida degli affitti brevi. Dopo le iniziative di Bologna e Firenze, il Campidoglio ha avviato un lavoro interno per valutare nuove misure, con l’obiettivo di ridurre l’impatto del turismo sulla residenzialità e sull’equilibrio dei quartieri più sotto pressione. L’assessore alle Politiche abitative Tobia Zevi chiarisce che al momento non c’è ancora una delibera, ma una fase di studio e di analisi: «La prima questione – spiega – è capire se sia necessaria una delibera o se le misure che intendiamo adottare possano essere introdotte con un intervento di altro genere». Zevi sottolinea come l’amministrazione stia lavorando senza una norma nazionale di riferimento, che sarebbe “assolutamente necessaria”, ma guardando con attenzione alle ipotesi che arrivano dal regolamento europeo sugli affitti brevi. L’obiettivo dichiarato del Comune è limitare il fenomeno nelle aree dove ha raggiunto livelli critici, in particolare nei quartieri con un’eccessiva concentrazione di offerta turistica. Zevi parla della necessità di individuare indici di saturazione per valutare zona per zona dove l’equilibrio tra abitazioni e strutture ricettive sia stato compromesso, distinguendo i casi più problematici da quelli in cui la presenza degli affitti brevi non altera il tessuto urbano. Tra le ipotesi allo studio ci sono limiti alle notti di affitto, l’introduzione di una destinazione d’uso specifica per monitorare meglio gli immobili destinati agli affitti brevi e strumenti per limitare la concentrazione di queste attività in alcune aree della città. Sul piano fiscale, Zevi cita la possibilità di incentivi per chi trasforma un affitto breve in un contratto a canone concordato, valorizzando anche il ruolo della neonata Agenzia sociale per l’abitare, ma non esclude penalizzazioni fiscali, come un intervento sull’Imu, per scoraggiare l’uso turistico degli immobili. Un altro punto centrale riguarda il fattore tempo: la durata degli affitti, annuale o stagionale, è indicata come uno degli elementi su cui intervenire, anche in linea con le ipotesi contenute nelle proposte europee. L’assessore conclude sottolineando che il lavoro è ancora in corso, ma che l’obiettivo resta chiaro: costruire un insieme di strumenti capaci di limitare gli affitti brevi e riequilibrare l’uso abitativo della città. Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2026
- M.D.G.C., “B&B, otto proposte per fermarli. “Basta appartamenti per turisti”. Stop ai nuovi affitti brevi, sanzioni e più controlli su chi utilizza seconde e terze case come se fossero alberghi: sono alcune delle otto proposte avanzate da un gruppo di associazioni e realtà sociali romane per contrastare la diffusione dei B&B e la riduzione delle case disponibili per l’affitto abitativo. Le proposte arrivano dall’Associazione Gruppo romano regolamentazione affitti brevi, insieme a Cgil Roma e Lazio, Social Forum Abitare, Forum Terzo Settore Lazio, Sunia, Unione Inquilini, Spin Time, Nonna Roma, fondazione Di Liegro, Sparwasser ed altre ancora. Le richieste sono confluite in un documento intitolato “Roma non è un albergo”, che contiene dieci indicazioni rivolte al Comune. Tra i punti principali figurano il blocco di nuove autorizzazioni per gli affitti brevi, la limitazione temporale delle autorizzazioni già rilasciate, l’istituzione di un registro delle locazioni brevi, il divieto di nuove attività nelle aree considerate sature, non solo nel centro storico, e l’aumento dei controlli e delle sanzioni. Viene inoltre chiesto che le autorizzazioni per uso ricettivo abbiano una durata massima di cinque anni. Il documento propone anche incentivi e sgravi fiscali per i proprietari che riconvertono gli affitti brevi in contratti abitativi standard, in particolare a canone concordato. Tra le richieste c’è infine l’attivazione di un monitoraggio permanente della situazione abitativa attraverso l’Osservatorio della condizione abitativa e una consultazione periodica con le associazioni che si occupano di diritto alla casa. Secondo le realtà coinvolte, serve un regolamento rapido ed efficace per arginare un fenomeno che ha compromesso l’accesso all’abitazione e alterato profondamente il tessuto sociale di interi quartieri, riducendo drasticamente l’offerta di case in affitto a prezzi accessibili. La Repubblica, 28 gennaio 2026
- E. Pretto, “Il piano del Campidoglio: Ripopoliamo il centro con cinquemila famiglie”. Ripopolare il centro storico di Roma riportando residenti, botteghe e vita quotidiana è l’obiettivo di una proposta della maggioranza capitolina. Il piano punta a riconvertire immobili di proprietà del Comune e dell’Ater oggi inutilizzati o sottoutilizzati, destinandoli ad abitazioni a canone calmierato e a spazi per il commercio di vicinato. Una prima stima individua circa 1.300 locali e 2.000 appartamenti potenzialmente disponibili nel centro storico, un numero che potrebbe consentire di accogliere almeno 5.000 nuovi residenti, considerando nuclei familiari spesso composti da una o due persone. L’iniziativa nasce anche come risposta allo spopolamento del Municipio I, che ha registrato un calo di residenti. Il progetto prevede un censimento del patrimonio immobiliare capitolino e delle case Ater, con l’obiettivo di evitare nuove aste e trasferire invece gli immobili al Comune per destinarli all’edilizia residenziale. L’attenzione è rivolta in particolare al ceto medio, ai giovani e ai single, categorie sempre più escluse dal centro a causa degli affitti elevati e della trasformazione degli alloggi in strutture turistiche. Sul fronte commerciale, la proposta immagina bandi per favorire il ritorno di artigiani e piccoli negozi di prossimità, come botteghe storiche e attività legate ai servizi quotidiani. L’idea è creare un mix sociale e abitativo che restituisca al centro una funzione residenziale stabile, contrastando la monocultura turistica e il progressivo svuotamento della città storica. La Repubblica, 28 gennaio 2026
- V. Lupia, “Impennata dei canoni d’affitto: si spendono 1.420 euro al mese. Aumento del 22% in tre anni”. A Roma l’affitto medio ha raggiunto i 1.420 euro al mese, segnando un aumento del 21,6% negli ultimi tre anni. Un livello mai toccato prima che pesa in modo significativo sui bilanci delle famiglie, soprattutto su quelle con reddito medio, costrette a destinare una quota sempre più alta delle entrate al canone, riducendo la capacità di risparmio e di spesa. L’aumento è trainato in particolare dalla riqualificazione urbana di piazze, strade e quartieri, sostenuta anche da fondi pubblici, che ha reso alcune zone più attrattive ma ha fatto lievitare i prezzi degli immobili. A questo si aggiunge la diminuzione degli appartamenti disponibili per gli affitti a lungo termine, legata in parte al boom degli affitti brevi e all’interesse crescente di investitori nazionali e internazionali. I quartieri più cari risultano Prati, Parioli, Nomentano e Tiburtino. Nel centro storico il canone medio ha raggiunto i 30,7 euro al metro quadro, con un aumento annuo del 9,1%. Seguono Prati, Nomentano-Tiburtino e Parioli, mentre gli incrementi più recenti si registrano anche a Garbatella e Ostiense. Chi non riesce a sostenere questi costi è spesso costretto a spostarsi verso la periferia. Secondo i dati citati, anche nelle zone esterne come Giustiniana, La Storta e Olgiata i prezzi restano elevati, pur registrando un lieve calo. L’articolo sottolinea come la situazione sia diventata particolarmente critica per famiglie e studenti e riporta l’esempio di un annuncio a Città Giardino, finito al centro di polemiche online, come simbolo di un mercato sempre più fuori portata. La Repubblica, 28 gennaio 2026
- C. Guasco, “Undertourism tendenza Italia”. Nel 2025 il turismo in Italia conferma una fase di crescita strutturale che va oltre le grandi destinazioni tradizionali e coinvolge in modo sempre più rilevante i piccoli Comuni. Il settore raggiunge un volume complessivo di 237,4 miliardi di euro, occupa 3,7 milioni di addetti e chiude l’anno con oltre 480 milioni di presenze, in aumento di più del 3% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo quadro generale, i piccoli centri registrano una dinamica particolarmente positiva, con una crescita delle presenze pari al 7,86% nel 2025 rispetto al 2024, superiore alla media nazionale. L’Italia continua a migliorare il proprio posizionamento nel contesto internazionale: è indicata come primo Paese in Europa per permanenza media del soggiorno e secondo per numero di presenze turistiche. Per la prima volta, inoltre, vengono superati i livelli della Francia e ci si avvicina a quelli della Spagna. La componente straniera gioca un ruolo decisivo, con oltre 104 milioni di turisti internazionali, mentre aumentano anche le strutture extra-alberghiere, che crescono del 13%. Nel messaggio pronunciato al Forum Internazionale del Turismo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni richiama questi risultati per sottolineare come il turismo italiano stia diventando più competitivo anche grazie alla destagionalizzazione e alla diffusione dei flussi sul territorio, evidenziando il ruolo dei piccoli Comuni come leva di sviluppo. Il turismo nei borghi e nelle aree meno conosciute viene presentato come un fattore strategico per valorizzare un patrimonio diffuso e ridurre la concentrazione nelle mete sovraffollate. Su questa linea si collocano le dichiarazioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, che definisce l’undertourism una grande opportunità per il Paese. Santanchè insiste sulla necessità di sostenere i piccoli Comuni attraverso politiche mirate, ricordando il fondo da 34 milioni di euro dedicato ai centri di minori dimensioni, che ha generato un impatto economico stimato in oltre 98 milioni di euro. Tra le proposte politiche citate figura anche l’ipotesi di un cambio del calendario scolastico, indicato come strumento per favorire ulteriormente la destagionalizzazione e rendere il turismo più equilibrato nel corso dell’anno. Il Messaggero, 24 gennaio 2026
- M.D.G.C., V.L., “Stretta sui b&b, il Campidoglio studia le limitazioni”. Il Comune di Roma ha avviato una nuova fase di lavoro su un regolamento per gli affitti brevi, con l’obiettivo di intervenire in modo strutturale sul fenomeno dei b&b e delle case vacanza, sempre più diffusi e sempre più contestati per l’impatto sul mercato abitativo. Dopo una prima ricognizione tecnica, il Campidoglio sta ora cercando soluzioni che siano efficaci ma anche giuridicamente solide, per evitare che eventuali limiti vengano annullati dai tribunali.Alla base del lavoro c’è lo studio coordinato dal professore Filippo Celata, dell’Università La Sapienza, che ha fornito una mappatura dettagliata degli affitti brevi presenti in città, includendo b&b, case vacanza e alloggi turistici. I risultati mostrano un numero molto elevato di immobili sottratti all’affitto residenziale, con effetti evidenti sulla disponibilità di case per famiglie, studenti e lavoratori. Il dossier è ora all’esame degli assessori Maurizio Veloccia (Urbanistica), Tobia Zevi (Casa) e Alessandro Onorato (Turismo), insieme ai presidenti delle commissioni competenti, Tommaso Amodeo, Yuri Trombetti e Mariano Angelucci, riuniti in un tavolo tecnico con l’Avvocatura capitolina e i dipartimenti comunali. L’obiettivo è capire quali strumenti possano essere realmente applicati e difesi sul piano legale. Il regolamento si muove lungo tre direttrici principali. La prima riguarda la riduzione degli affitti brevi nei quartieri più sotto pressione, in particolare nel centro storico, dove la concentrazione di alloggi turistici è ritenuta insostenibile. La seconda prevede l’introduzione di una quota massima di appartamenti destinati agli affitti brevi all’interno dei singoli condomìni, per evitare che interi stabili vengano trasformati di fatto in strutture ricettive. La terza linea di intervento è il cosiddetto “time cap”, cioè un limite al numero di giorni all’anno in cui un immobile può essere affittato ai turisti. Accanto a queste ipotesi, il Comune valuta anche misure fiscali, come l’aumento dell’IMU per chi utilizza in modo intensivo gli affitti brevi. L’obiettivo politico è riequilibrare il mercato immobiliare e contrastare lo svuotamento dei quartieri, riportando una parte delle case sul mercato degli affitti a lungo termine. Una prima bozza del regolamento dovrebbe arrivare entro febbraio, mentre la versione definitiva è attesa entro l’anno, anche tenendo conto delle indicazioni che stanno maturando a livello europeo. La Repubblica, 21 gennaio 2026
- V. Lupia – Gli hotel salutano i pellegrini. “Meno presenze più incassi”. Dopo un 2025 da record Roma prepara un 2026 migliore. Le prenotazioni segnalano un aumento del 5% rispetto al 2025. “Nel 2025, a fronte di un aumento del 4% delle presenze, gli hotel hanno registrato uno 0,5% in meno di fatturato, costretti ad abbassare le tariffe per intercettare una clientela mediamente più attenta alla spesa (Roscioli)”. A cambiare è anche il volto dell’accoglienza: durante l ‘Anno Santo, mentre gli hotel erano costretti ad adeguare le tariffe alle possibilità di spesa della maggioranza dei pellegrini, le case religiose hanno registrato il tutto esaurito. Nei prossimi mesi – e nei prossimi anni – sono attese nuove aperture di hotel extra lusso. Un risultato che il Comune mira a consolidare. “…Per il quarto anno consecutivo abbiamo raggiunto un nuovo record di arrivi e presenze turistiche (Onorato)”. “Nel 2024 il settore ha generato un indotto di 13,3 mld in città e nell’ultimo triennio l’occupazione è aumentata di anno in anno del 5,5%…”. La Repubblica, 14 gennaio 2025
- Stefania Piras, “Un tesoretto per Roma. Più di 300 milioni dalla tassa di soggiorno”. L’articolo evidenzia come la tassa di soggiorno rappresenti un vero e proprio “tesoretto” per Roma, che nel 2024 ha superato per la prima volta i 300 milioni di euro di incassi, raggiungendo quota 303 milioni. Rispetto all’anno precedente, il gettito è aumentato del 61,2%, grazie soprattutto all’incremento dei flussi turistici e al boom legato al Giubileo. Si tratta di una cifra record, la più alta in Italia. Roma distanzia nettamente le altre grandi città: Milano si ferma a 123 milioni, Firenze a 82 e Venezia a 41. Secondo le stime dell’Osservatorio nazionale, nel 2025 l’incasso potrebbe crescere ulteriormente e nel 2026 superare stabilmente i 300 milioni. I proventi vengono reinvestiti in servizi per i cittadini e per il turismo, dal decoro urbano alla sicurezza e alla mobilità. L’aumento è favorito anche dalla crescente presenza di turisti stranieri e dal segmento luxury, con una tassa giornaliera che negli hotel di lusso arriva fino a 10 euro, il massimo previsto. Mariano Angelucci, presidente della Commissione Turismo del Campidoglio sottolinea che i fondi derivanti dalla tassa di soggiorno destinati al turismo serviranno a migliorare la fruibilità della città e a rafforzarne l’attrattività. Il Messaggero, 8 gennaio 2026
- Ste. P., “B&b, la stretta del Comune contro la giungla degli alloggi”. L’articolo descrive l’azione del Comune di Roma contro la proliferazione incontrollata di B&B e alloggi turistici, soprattutto nel centro storico. Il Campidoglio sta studiando nuove regole per contrastare quella che viene definita una vera e propria “giungla” delle locazioni brevi, cresciute anche grazie a operatori improvvisati e irregolari. Tra le ipotesi allo studio della Giunta, insieme ai legali dell’Avvocatura, ai professori dell’Università Sapienza e ai tecnici degli assessorati all’Urbanistica, al Patrimonio e al Turismo c’è l’introduzione di limiti alle aperture e di un sistema “a rotazione”, oltre a indici di saturazione dei quartieri per bloccare nuove attività dove l’offerta è già eccessiva. Sul tavolo resta il tema della mancanza di una normativa nazionale, che costringe i Comuni a muoversi autonomamente, Intanto già nel 2025 la polizia locale ha intensificato i controlli: sono stati circa 5mila quelli effettuati, a cui si aggiungono oltre mille verifiche mirate sulle keybox. I controlli hanno portato all’individuazione di oltre 800 illeciti e all’adozione di circa 80 provvedimenti di chiusura o decadenza. L’amministrazione punta anche a colpire l’evasione dell’imposta di soggiorno e l’economia sommersa, che danneggiano l’immagine della città e creano concorrenza sleale. L’obiettivo dichiarato è ristabilire equilibrio tra accoglienza turistica, legalità e tutela della residenzialità. Il Messaggero, 8 gennaio 2026
- Il dossier. “Case, valori in crescita. Trastevere e Magliana in testa alla classifica”. Nel primo semestre del 2025 il valore delle case a Roma è tornato a crescere, con un aumento medio dei prezzi del 2% rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita è diffusa ma disomogenea tra i quartieri, come emerge dai dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. In testa alla classifica degli aumenti si collocano Trastevere e Magliana, entrambe con un rialzo del 7%, seguite da Piazza Bologna (+6,2%), Flaminio (+5%), Monte Sacro (+4,5%), Eur (+4%) e Parioli (+3%). Il centro storico si conferma l’area più costosa, anche se la dinamica dei prezzi risulta più contenuta rispetto ad altre zone. In aumento anche il numero delle compravendite, che nel primo semestre dell’anno hanno raggiunto quota 18.368. I tempi di vendita restano stabili, con una media di circa quattro mesi. Sul fronte degli affitti cresce soprattutto la domanda di stanze, in particolare da parte degli studenti, con un aumento del 20% delle richieste di affitti transitori. Roma si conferma attrattiva per chi studia e lavora, mentre il mercato delle locazioni resta sotto pressione per la forte domanda a fronte di un’offerta limitata. Il Messaggero, 8 gennaio 2026
- M. De Ghantuz Cubbe, “Un Giubileo modello con 33 milioni di fedeli. ‘Volano per il turismo’”, La Repubblica. 6 gennaio 2026.
- A. Arz. “Giubileo, ultimo giorno. Gualtieri: ‘un volano per la città’”, Il Corriere della Sera. 6 gennaio 2026.
- F. Mariani, “Il Giubileo è finito. Oltre 33 milioni di pellegrini e lo sguardo già va al 2033”, Il Tempo. 6 gennaio 2026.
- M. Zanchi, “Capitale all’altezza delle sfide ma ‘casca’ sull’ordinario”, Il Tempo. 6 gennaio 2026.
- Le cronache romane trattano della chiusura del Giubileo avvenuta con quella di S. Pietro, ultima porta santa, il 6 gennaio. Tornano sul grande afflusso di pellegrini e turisti (talvolta fornendo la composizione dei paesi di provenienza) e sulla previsione di flussi ancor più consistenti per l’anno post-giubilare appena iniziato. Spesso vengono riprese – più o meno testualmente – le parole del Sindaco Gualtieri che ha fornito dati di bilancio sulla realizzazione delle grandi opere progettate in relazione all’evento religioso. Un bilancio valutato positivamente sia in termini di adempimenti sia – in prospettiva – per la vivibilità cittadina, nonostante il ritardo di alcuni cantieri e i disagi che i lavori per le grandi opere hanno comportato per la vita quotidiana dei romani.
- L. Bison, “Giubileo, maxi-fiasco e conti in rosso”. L’articolo descrive il Giubileo 2025 come un’occasione in larga parte mancata sotto il profilo organizzativo, infrastrutturale e turistico. Molti cantieri sono rimasti aperti o incompleti, compromettendo la fruibilità della città proprio durante l’evento. Le opere promesse per migliorare mobilità, decoro urbano e accoglienza risultano in ritardo o ridimensionate, con una pianificazione urbanistica che guarda – impropriamente – al 2033, anno del prossimo Giubileo straordinario per il quale, sostiene il Sindaco Gualtieri, le opere potranno essere programmate con largo anticipo e non negli ultimi due anni.
Sul fronte turistico, l’atteso boom non si è verificato: gli arrivi sono stati inferiori alle previsioni e la città non ha beneficiato dell’indotto sperato. In particolare, il settore immobiliare ha mostrato le maggiori distorsioni: molti B&B sono nati in previsione di un’ondata di turisti che non c’è stata, comportando comunque una distorsione in chiave turistica dell’offerta abitativa, con un aggravio della pressione abitativa e un aumento dei scosti d’affitto del 25% in media cittadina.
Il risultato è una città stravolta ma senza i benefici promessi, con cittadini penalizzati, risorse spese senza effetti proporzionati e una gestione giudicata inefficace. Il Giubileo, anziché rappresentare un rilancio, evidenzia limiti strutturali nella capacità di programmazione e governo dei grandi eventi. Il Fatto quotidiano, 5 gennaio 2026 - Leo. Bis., “Usare i grandi eventi per interventi ordinari è folle. Sono schiavi di un sistema iniquo”. L’intervista. Filippo Celata – Prof. Geografia economica. Secondo Celata lo schema ormai è chiaro, si utilizzano i grandi eventi, reali o presentati come tali per attrarre investimenti e aumentare i turisti. La città ribolle di cantieri, grazie al combinato disposto di Pnrr e Giubileo: il paradosso di una città che utilizza eventi straordinari per realizzare opere ordinarie. Dobbiamo recuperare la capacità di spesa ordinaria, che prima del covid a Roma era un quarto rispetto a Milano, Napoli e Firenze. Uno studio della Banca d’Italia ha chiarito che il Giubileo del 2000 ha portato sì più occupazione, ma con bassi salari e un aumento del costo della vita e della casa. Il turismo – sempre secondo Bankitalia – ha un effetto depressivo sui redditi se diventa troppo centrale nell’economia di un territorio: dovremo vedere il fenomeno nella sua complessità e non puntare su altri grandi eventi. Bene che il Comune sia impegnato a normare gli affitti brevi, ma pochissimo tornerà (sia per effetto del mercato che della regolamentazione) sugli affitti a lungo termine, e lo testimonia già l’esplosione degli affitti transitori. Ci troviamo di fronte a colossali redistribuzioni di risorse. Alcune per opere necessarie, altre meno, ma sono soldi che si concentrano nell’area dell’evento. Vengono sottratti ad altri usi ed altri luoghi, e non dovrebbe essere la norma. Il Fatto quotidiano, 5 gennaio 2026
- A. Arzilli, “Due papi e 33milioni di pellegrini. Arriva la fine del Giubileo da record”. Il Giubileo 2025 si avvia alla conclusione come uno degli eventi più imponenti della storia recente della Chiesa e della città di Roma. Aperto da papa Francesco nel dicembre 2024, verrà chiuso da Leone XIV con la serrata dell’ultima Porta Santa a San Pietro. In un anno sono arrivati nella Capitale circa 33 milioni di pellegrini, rendendo l’evento un record di partecipazione. Il momento culminante è stato la Giornata mondiale dei Giovani a Tor Vergata, che ha rappresentato il picco simbolico e numerico del Giubileo.
Per prepararsi all’Anno Santo, Roma ha beneficiato di oltre 5 miliardi di euro di investimenti, con decine di cantieri che hanno inciso profondamente sulla mobilità, sul decoro urbano e sulle infrastrutture. Grande attenzione è stata riservata alla sicurezza, con un piano rafforzato per le celebrazioni finali, in particolare per l’Epifania a Piazza Navona, e con limitazioni al traffico e controlli straordinari.
Il Giubileo ha avuto anche un impatto economico rilevante, soprattutto su turismo e servizi. L’evento si chiude soprattutto come una prova di capacità organizzativa e simbolica per Roma, lasciando in eredità alcune importanti opere e riflessioni sul futuro della città, già orientate al Giubileo straordinario del 2033. Il Corriere della Sera, 5 gennaio 2026 - N. Distefano, “Una folla di turisti. Ma sono il motore della Capitale: vanno accolti bene”. L’intervista. L’attore Massimo Ghini racconta la sua esperienza del Giubileo 2025, vissuta da residente nel centro storico di Roma, tra momenti di forte caos e disagi, in particolare nelle zone più frequentate – come Santa Maria Maggiore – dove abita. Ghini ritiene però che i turisti e i pellegrini non siano un problema, bensì una risorsa fondamentale per la Capitale, che vive in larga parte di turismo. A suo giudizio Roma non soffre di “overtourism”, ma di una carenza strutturale di servizi e organizzazione. I lavori giubilari e quelli legati al Pnrr hanno creato una città-cantiere, ma erano necessari e oggi stanno restituendo spazi urbani migliorati, come piazza Pia. L’attore difende l’accoglienza come dovere e opportunità. Il Corriere della Sera, 5 gennaio 2026
- F. Rossi, “Effetto Giubileo e turismo premiano bar e ristoranti. ‘Anno record in Centro’”. Il 2025 è stato un anno da record per bar, ristoranti e altri pubblici esercizi all’interno delle Mura Aureliane. Il 2025 ha visto un incremento del 6% del giro d’affari dei pubblici esercizi del Centro Storico (Pica, Fiepet-Confesercenti Roma). Il funerale di papa Francesco, il Conclave e l ‘intronizzazione di Leone XIV, hanno dato un’ulteriore spinta al turismo e alla visibilità internazionale della città. Fuori dal I Municipio si è registrata una lieve flessione del fatturato. Però per il 2026 le previsioni sono positive, anche attraverso il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco. Nel biennio2024-2025 è cresciuto il numero di ristoranti, gelaterie, bar, pizzerie e altre attività legate a cibo e bevande: oltre mille attività rispetto al 2023, di cui ben 700 solo nel territorio del I Municipio. Un dato non da poco, considerando che nella città eterna si contano 25mila attività di ristorazione (giro d’affari: 4 mld). Incrementi che si sono inseriti negli spazi vuoti lasciati da settori come il commercio al dettaglio. Il Messaggero, 4 gennaio 2026
