Affitti brevi. La mini-stretta fiscale introdotta dalla legge di bilancio 2026
Con l’approvazione della legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) dal 1° gennaio è stata introdotta una rimodulazione del regime di tassazione sugli affitti brevi che, per quanto modesta, è stata frutto di mediazioni impegnative all’interno della maggioranza di Governo.
In sintesi, in base all’art. 7 della Legge, dal 2026:
- il primo e il secondo immobile locati in affitto turistico breve rimangono tassati con cedolare secca rispettivamente al 21% e al 26% (l’innalzamento dell’aliquota al 26% per il secondo immobile vigeva già dal 2024)
- a partire dal terzo immobile in locazione turistica breve è stato introdotto l’obbligo di partita Iva. E’ questa infatti la nuova soglia dalla quale l’esercizio viene ora considerato attività d’impresa (finora scattava dal quinto immobile).
In questa fattispecie, quando l’esercizio viene considerato attività d’impresa, è diventato obbligatorio anche il versamento dei contributi previdenziali per lo stesso proprietario (oneri contributivi finora non contemplati se non per il personale addetto alle funzioni di servizio, se regolarmente registrato). Una novità che comporterà per i pluriproprietari maggiori oneri economici d’esercizio.
È da notare infine che in caso di attività d’impresa, l’obbligo di partita IVA complica la gestione contabile e il sistema di adempimenti rispetto alla notevole semplicità del regime di cedolare secca finora vigente.
Alla luce di ciò, alcuni commentatori hanno segnalato il possibile incremento di comportamenti di elusione e di evasione fiscale che i proprietari potrebbero adottare attraverso facili aggiramenti della norma e su cui l’Agenzia delle entrate sarà chiamata a vigilare.
La relazione tecnica d’accompagnamento alla Legge di bilancio ha in ogni caso stimato che, a regime, questa modifica determinerà un incremento di introiti per le casse dello Stato di 13 milioni di euro l’anno.
